lunedì 11 luglio 2016

La SCELTA di tutto ciò che ruota attorno alla maternità è come entrare in una GALLERIA



Se la vita è fatta di scelte da compiere, il periodo della maternità è l'inizio di tutta una serie di scelte  di grande responsabilità, visto e considerato che non riguardano solamente la Madre ma anche il Nascituro, fin da quando esso non è che un desiderio e un pensiero nella mente dei suoi genitori!

Si sceglie anzitutto di essere disposte a dedicare uno spazio dentro di sè, emotivo e mentale prima che fisico, per un'altra persona, mettendo da parte un pezzettino di se stesse per dar la priorità ad essa.
Si sceglie quindi di lasciare che questo spazio, da mentale ed emotivo diventi fisico con la gravidanza, dopo aver valutato e scelto quello che si riteneva essere il tempo migliore per fare questo spazio.
A quel punto ecco che si presentano le prime necessarie scelte "pratiche" come il/la professionista dal quale farsi accompagnare attraverso i bilanci di salute in gravidanza e nella preparazione alla nascita e le tempistiche per effettuare i primi controlli, ecografico ed ematochimici.
Tali scelte sono estremamente connesse tra loro poichè dall'impostazione del primo ne dipendono i secondi. Scegliendo ad esempio un ginecologo probabilmente i controlli potrebbero essere più frequenti ed in numero superiore, mentre facendosi accompagnare da un'ostetrica l'approccio potrebbe essere meno medicalizzato.
Si valuta se effettuare solamente i controlli previsti per la gravidanza fisiologica o se approfondirli con altre indagini, si sceglie quando astenersi dal lavoro, l'ospedale di riferimento per il parto o se intraprendere il percorso per partorire in casa, quindi si sceglie in riferimento ai primi controlli al neonato alla nascita e all'eventuale somministrazione di farmaci o integratori, ma si sceglie persino il destino della propria placenta!
Nato il bimbo si sceglie un pediatra, quindi si sceglie se allattare o meno, quando e come svezzare, se vaccinarlo o meno e quando e in che misura.
Si sceglie di adoperare i pannolini usa e getta oppure quelli lavabili, si sceglie il passeggino e anche di portare in fascia.
Si sceglie di farlo dormire con se, oppure no.
Proseguendo si sceglie se valutare di affidarlo ai nonni, se presenti, in vista del ritorno al lavoro, oppure ad un asilo nido, quindi si sceglie la materna, poi la scuola elementare, lo sport da fargli fare e poi le scuole medie....

Dal momento in cui si SCEGLIE di condividere la propria vita con un figlio, quante SCELTE!!!

E compierle è un po' come entrare in una galleria che porta ad una meta (la vita con un figlio, appunto). La strada principale, che si staglia davanti a se, è il risultato di tutta la serie di scelte che si sono compiute sognando, immaginando e quindi concretizzando quella meta. E più le scelte sono consapevoli, frutto di una buona informazione e dell'interiorizzazione dei risvolti ad esse connessi, maggiormente quella strada sarà liscia, avrà corsie larghe e ben segnate e la galleria sarà illuminata.

                                     

Al contrario, quanto più tali scelte saranno un semplice seguire il flusso dei mezzi che percorrono tale strada, tanto più il terreno potrebbe essere sconnesso, mal segnato e la galleria scarsamente illuminata, potremmo dire che il cammino è INCERTO...perchè frutto di scelte compiute inconsapevolmente (senza una buona informazione a sostenerle) o addirittura compiute da altri!


Riuscite a capire quanto è importante quindi che le nostre SCELTE  appoggino su BASI SOLIDE?
Ma la metafora della galleria non si ferma qui!
Anche la scelta più consapevole e solida può e deve essere riconsiderata alla luce di nuovi risvolti. La vita quotidiana è dinamica, le situazioni cambiano, possono accadere fatti che costringono a rimettersi in discussione e cambiare determinate scelte in altre nuove o diverse ma più calibrate per la nuova situazione. Ecco che percorrendo la galleria possiamo imboccare un'uscita di emergenza o uno svincolo, che portano ad un altro percorso, evidentemente migliore per quel momento.  Le uscite di emergenza e gli svincoli stanno lì ad indicarci la possibilità reale di cambiare una scelta in un'altra al bisogno, senza che cambi la meta finale (la vita col figlio), poichè sono solamente strade diverse che portano ad essa!

Rivedere una scelta e cambiarla strada facendo in caso se ne presenti la necessità non è una sconfitta, ma un forte senso di maturità e responsabilità, qualità così importante in un genitore!!!!
Buone SCELTE  a tutti!!

lunedì 29 giugno 2015

Il parto è un concerto: vietato disturbare il Direttore!

Il parto è un concerto suonato da un'orchestra costituita da un coordinato mix di ormoni il cui direttore è il nostro cervello emotivo.


E come in qualsiasi concerto che si rispetti, se ne disturbi il direttore l'orchestra confusa comincia a sbagliare delle note, va fuori tempo e la sinfonia dapprima si fa incerta, poi rallenta e infine si ferma.

Il cervello emotivo, chiamato Sistema Limbico, è quella parte del nostro cervello più arcaica, la più "vecchia", sede dell'istintualità. E' responsabile della secrezione degli ormoni che intervengono in tutto il processo della Nascita, dalla gravidanza fino all'accudimento, con un ruolo centrale durante il travaglio, il parto e l'immediato dopo parto: Ossitocina, Beta-Endorfine, Catecolamine e Prolattina.

E' essenziale che durante questo delicato processo, esso prevalga sulla Neocorteccia, la parte "più nuova" del cervello, sede del pensiero razionale e del controllo.

Finchè mantengo il controllo, finchè la Neocorteccia prevale, il Sistema Limbico fatica a lavorare e la produzione di questi ormoni è debole, poco efficace, come gli effetti sulle forze del travaglio.

Ma come si fa a lasciar affiorare il cervello emotivo? Come lasciar da parte il cervello nuovo?
Non esiste un comodo pulsante da disattivare al bisogno, ma tanti fattori da tenere in considerazione, anzitutto ciò che disse Michel Odent: "Partorire è come fare l'amore" (gli ormoni in gioco infatti sono esattamente gli stessi, sempre secreti dal cervello emotivo, guarda un po'!): fareste mai l'amore mentre qualcuno vi osserva, contando il tempo al fine di rientrare entro determinati parametri, magari dicendovi cosa fare per fare meglio, senza troppa discrezione, magari parlandovi, chiedendovi informazioni...in una fredda e sterile stanza di un ospedale?
Ecco, per il parto vale esattamente la stessa cosa, visti i medesimi ormoni in gioco!

Vediamo quali sono gli orchestrali!

OSSITOCINA
ORMONE DELL'AMORE
INTERVIENE NELL'ATTO SESSUALE, NELL'ORGASMO, NEL PARTO E NELL'ALLATTAMENTO

L'ossitocina è un ormone prodotto nell'ipotalamo, immagazzinato nell'ipofisi posteriore e infine rilasciato nel sangue materno ad impulsi inizialmente ogni 3-5 minuti ad inizio travaglio e progressivamente ad impulsi più frequenti mano a mano che ci si avvicina al parto.
Anche il feto stesso, la placenta e le membrane sembrano intervenire nella produzione di ossitocina.
La placenta, inoltre, produce l'enzima ossitocinasi che metabolizza l'ormone e permette che l'utero ne venga esposto periodicamente e non a flusso continuo.
E' l'ormone uterotonico (ovvero che provoca le contrazioni dell'utero) più potente, avvia e mantiene le contrazioni, coadiuva le spinte espulsive, facilita l'espulsione del feto e nel dopo parto previene l'eccessiva perdita di sangue dall'utero, ne favorisce il ritorno alle condizioni pregravidiche, promuove l'avvio dell'allattamento e il bonding.

BETA-ENDORFINE
ORMONI DEL PIACERE
SECRETE IN CONDIZIONI DI TENSIONE E DOLORE DURANTE L'ATTO SESSUALE, IL PARTO E L'ALLATTAMENTO

Le Beta-Endorfine sono oppiacei naturali (con proprietà simili a Demerol, morfina o fentanile), che possono produrre assuefazione.
Vengono prodotte dall'ipofisi in condizione di dolore o tensione, ma anche dal feto, dalle membrane e dalla placenta, aumentando la tolleranza al dolore durante il parto e producendo piacere e gratificazione.
Promuovono quello "stato alterato di coscienza" tipico del travaglio quando la Donna non viene disturbata e il suo cervello arcaico prevale sulla neocorteccia.
Favoriscono il bonding dopo il parto e il rilascio di prolattina necessario all'avvio fisiologico dell'allattamento e alla preparazione del seno.
Nel feto in travaglio favoriscono il benessere e contrastano il dolore e ne promuovono la maturazione polmonare utile al primo adattamento alla vita extra-uterina e alla respirazione polmonare.

CATECOLAMINE (ADRENALINA e NORADRENALINA)
ORMONI DELLA FUGA, DELLA TRASCENDENZA E DELL'ECCITAZIONE
SECRETE COME REAZIONE ALLO STRESS, ALLA PAURA, ALLA FAME, AL FREDDO E ALL'ECCITAZIONE

In travaglio vengono secrete a livelli crescenti mano a mano che esso progredisce, ma sempre a picchi corrispondenti all'apice delle contrazioni in risposta al dolore. Questi picchi promuovono il rilascio, sempre a picco, degli altri ormoni: ossitocina, beta-endorfine e precursori delle prostaglandine, in un processo circolare che autoalimenta il travaglio stesso, preparando di volta in volta la contrazione successiva ma sempre facendo in modo che la Donna riesca a gestire il dolore.
Promuovono l'adattamento respiratorio e metabolico del feto alla nascita, ne favoriscono la termoregolazione e il tono muscolare, poichè attraverso la placenta giungono ad esso.
A fine travaglio contribuiscono al riflesso di eiezione del feto.
Vengono invece secrete massivamente e  non più a picchi in risposta a situazioni percepite stressanti: pericolo, ansia, tensione, paura, freddo, fame, ambiente sfavorevole. Tale produzione inibisce la risposta secretoria degli altri ormoni e il travaglio rallenta o si blocca perchè le contrazioni divengono brevi e inefficaci, il dolore aumenta.
E' la "reazione di fuga": il corpo blocca il processo del travaglio e mette in grado la madre di (s)fuggire alla situazione percepita come pericolosa per se e il nascituro. Il sangue materno viene richiamato agli organi nobili materni per permetterle la fuga, il feto potrebbe invece andare incontro alla diminuzione dell'ossigeno a disposizione.

PROLATTINA
ORMONE DELLE CURE MATERNE, O DEL NIDO

La Prolattina viene prodotta dall'ipofisi già in gravidanza, per preparare il seno all'allattamento, ma il progesterone ne inibisce l'effetto lattogeno fino all'espulsione della placenta quando i livelli, che erano aumentati progressivamente col progredire della gravidanza, scesi in travaglio fino ad un picco minimo a dilatazione completa, risalgono fino ad un picco massimo a 2-3 h dal parto per favorire l'avvio dell'allattamento e aumentare il bonding.
I livelli di prolattina scendono nuovamente fino a toccare un picco minimo tra le 9 e le 24 h dal parto, motivo per cui è importante avviare fin dai primi momenti,  e poi mantenere, il contatto continuo tra madre e neonato e l'allattamento a richiesta: esso manterrà alti i livelli di ormone e la sua funzione lattogena, ma anche l'effetto sulla fame materna (aumenta l'appetito), sullo stress (si abbassa) e sulla fertilità (che viene soppressa).


NON DISTURBATE IL DIRETTORE D'ORCHESTRA!

Abbiamo detto sopra che a dirigere cotanta orchestra c'è il Cervello Emotivo: vietato disturbarlo se vogliamo assicurare alla futura Madre il parto e la nascita che merita!

Vi riporto al paragrafo inerente le catecolamine e il loro effetto in risposta a paura, ansia, tensione, sensazione di pericolo, ma anche vergogna, senso di imbarazzo...ogni qual volta la Donna percepisce (più che altro a livello inconscio, ovviamente, grazie al signor Direttore) una situazione potenzialmente "dannosa" o anche solo non ideale per se e per il proprio bambino, ecco che il travaglio rallenta o addirittura si blocca: le contrazioni infatti divengono irregolari, più brevi, spastiche, poco efficaci, non sortiscono più l'effetto desiderato di maturazione e dilatazione del collo uterino...in gergo ostetrico si parla di distocia.

Quali situazioni possono sortire tale effetto-fuga?
  • Un ambiente non familiare 
  • Troppe persone, soprattutto estranee, intorno
  • Sentirsi osservate/giudicate
  • Eccessive visite vaginali, specialmente se non giustificate
  • L'uso di farmaci
  • Manovre o interventi medici, specialmente se non giustificati o non compresi
  • L'uso continuo del monitoraggio cardiotocografico
  • Sensazione di cronometro che scorre (verso un intervento farmacologico, verso l'intervento ostetrico)
  • L'impossibilità di muoversi liberamente e assumere le posizioni che si desiderano
  • Rumori, voci, grida
  • Luci forti
  • Mancanza di intimità e privacy
  • Senso di imbarazzo e vergogna
  • Senso di impotenza, non ascolto delle esigenze o delle richieste o del birth-plan
  • Senso di inadeguatezza
  • Non comprensione di ciò che viene detto dal personale
  • Il personale che bisbiglia tra se o parla d'altro a voce alta
  • Senso di pericolo
  • Il cambio del turno e l'interruzione della continuità assistenziale
  • Mancanza di fiducia (reciproca) col personale che assiste
  • Non conoscenza del personale e del luogo
  • Recarsi in ospedale troppo presto ed essere rimandate a casa

Molto significativo il prossimo video, il trailer di un documentario dal titolo "La prestazione-Sex like birth", che in Casa Maternità Le Maree a Genova siamo solite mostrare alle coppie al corso di accompagnamento alla nascita!


E allora care future Mamme, lasciate da parte i retaggi culturali e i messaggi terroristici di chi non conosce le evidenze scientifiche e dipinge l'ospedale come unico luogo sicuro per partorire.
Siate completamente e totalmente libere di scegliere COME DOVE e CON CHI partorire: IL PARTO E' VOSTRO!!
E affinchè la vostra sia una scelta completamente libera, informatevi (dalle fonti scientifiche), riflettete, ponete tutte le varianti sui piatti della bilancia e quindi scegliete sulla base del vostro personale ed individuale sentire e sul vostro personalissimo ed indiscusso vissuto e non abbiate a quel punto timore della scelta, poichè sarà di certo quella giusta per voi!

Emanuela Rocca

lunedì 22 giugno 2015

PARTO....SICURA! Ovvero sulla sicurezza del parto in casa.

Come spiegare a chi sostiene che il parto in casa è pericoloso, che la maggior parte degli interventi medici attuati in ospedale durante un parto sono proprio la conseguenza stessa di altri interventi medici non necessari e perpetrati ugualmente per il semplice voler avere il controllo su un evento che meno lo si controlla e meno lo si forza e meglio andrà?

Come spiegare, quindi, che la sicurezza del parto non è strettamente e necessariamente collegata all'ospedale,o alla presenza del medico di guardia o alla possibilità di usare farmaci o intervenire con manovre, ma anzi che spesso sono proprio tali disponibilità (di medici, di farmaci, di macchinari...) a renderne l'uso stesso più frequente anche se non necessario?


Non sarà, piuttosto, che il parto è sicuro nella misura in cui lo si lascia stare?

Sapete che mamma gatta se disturbata in travaglio non partorisce più?

Una delle obiezioni più frequenti quando si chiacchiera di parto in casa è proprio la questione sicurezza, socialmente riconosciuta dalla quasi unanimità nella sala parto del reparto di ostetricia e nell'adiacente sala operatoria pronta ad ogni evenienza. 


Ma perchè, in ospedale va sempre tutto liscio??? Ne siamo certi?

Quanti racconti di parto sembrano storie dell'orrore? Quante donne rivendicano il proprio parto, vissuto come un'imposizione, una forzatura o a volte una violenza?
E quanti travagli e parti si complicano nel momento in cui li si forza? Con un'induzione, magari, o con l'uso dell'ossitocina per accelerare, con l'uso di posizioni innaturali (ma comode per chi assiste) o la costrizione di un monitoraggio continuo, con visite vaginali troppo frequenti e ingiustificate, episiotomie evitabili, il cambio di turno delle ostetriche e l'interruzione della continuità assistenziale, quell'orologio guardato con insistenza e il timer che avanza inesorabile verso la necessità di intervenire secondo protocollo?
Siamo certe che tutto ciò rientri nei nostri canoni di sicurezza? Siamo certe che tutto ciò ci faccia realmente sentire sicure? Oppure lo pensiamo perchè ci è stato detto che è così?
Ovvio che se non conosco l'alternativa sono portata a pensare che quello sia il meglio....

Il mio intento non vuol essere screditare il parto ospedaliero, ci sono strutture veramente valide ed accoglienti e ostetriche grandiose anche in ospedale.
Il mio intento è stimolare alla riflessione personale, onde valutare con cognizione di causa ciò che è meglio per se stesse e per la propria situazione e il proprio vissuto personale, senza lasciare che a decidere per noi sia la società, il sentire comune, il giudizio esterno, la paura di ciò che non si conosce o paure inculcate da qualcuno a cui a propria volta sono state inculcate.

Se decido di partorire in ospedale devo essere consapevole che esistono dei protocolli, delle gerarchie, delle tempistiche. Devo essere consapevole che non ho solamente diritti ma anche doveri. Che posso chiedere ma non per forza ottenere...devo essere consapevole di non essere a casa mia.

Se decido di partorire in casa devo essere consapevole che il parto è mio, che mi assumo delle responsabilità, per me e per il mio bambino, e che anche qui esistono dei protocolli a garanzia della mia sicurezza. 

Certo i numeri in Italia attualmente non sono sufficienti a dimostrare la sicurezza del parto domiciliare, ma altri paesi dove il parto in casa è una realtà più datata hanno prodotto studi attendibili e su larghi numeri a dimostrarlo. Addirittura il NICE, autorità internazionale in materia di linee guida scientificamente valide, consiglia il parto in casa alle donne considerate a basso rischio ostetrico.


Cosa si intende per "basso rischio ostetrico"?

Fondamentalmente lo strumento più funzionale che abbiamo a disposizione per garantire un parto rispettato e indisturbato tra le mura di casa IN SICUREZZA!
Il basso rischio è un concetto di SELEZIONE DINAMICA attraverso il quale le ostetriche, valutando attentamente la storia e il vissuto della futura madre e le sue condizioni di salute psicofisica, ad ogni bilancio di salute e continuamente durante il travaglio e il parto, sono in grado di riconoscere il discostarsi dalla fisiologia fin dai suoi primi accenni in modo da poter intervenire per tempo trasferendo la madre in ospedale in sicurezza evitando di trovarsi nella situazione di emergenza.

In base a questo concetto, non servono ambulanze sotto casa, sale operatorie mobili e collegamenti con gli elicotteri, come simpaticamente suggeriva qualcuno a scopi terroristici ma denotando forte ignoranza.
E' sufficiente un contatto col 118 e con l'ospedale di riferimento, da attivare quando si arriva a casa della futura mamma e chiudere a conclusione delle prime ore dopo il parto, quando le ostetriche, dopo un ultimo controllo al benessere psicofisico di mamma e bimbo, vanno a casa pronte a tornare l'indomani!
Il 118 e l'ospedale saranno semplicemente pronti ad intervenire e ad attrezzarsi per gestire un trasferimento, raramente un'emergenza.
E anche in caso di emergenza, le ostetriche che assistono a casa sono formate e regolarmente aggiornate per assistere madre e bambino in attesa del trasferimento in ospedale (situazione peraltro molto rara grazie a quel concetto di selezione dinamica di cui sopra).

Eppure c'è ancora chi crede che partorire in casa sia pericoloso, addirittura da incoscienti!

Ma quale madre metterebbe mai a repentaglio la salute del proprio bimbo?
E quale ostetrica rischierebbe la propria reputazione e professionalità giocando con la salute di una madre e un bambino?

A conclusione, vorrei invitare chiunque stia leggendo a visitare il sito dell'Associazione Nazionale Culturale Ostetriche Parto a Domicilio e Casa Maternità  di cui noi 5 ostetriche della Casa Maternità Le Maree di Genova facciamo parte e seguiamo le Linee Guida a garanzia della formazione, dell'aggiornamento continuo e della professionalità con cui assistiamo a domicilio.


E invito tutte quelle mamme genovesi e liguri interessate ad approfondire l'argomento a contattarci tramite i nostri canali per incontrarci!



Profilo Facebook Casa Maternità Le Maree
Pagina Facebook COGe Le Maree
Mail coge.lemaree@gmail.com
Telefono 324.9871527



domenica 14 giugno 2015

Poi però....

"E' il gine che ha fatto nascere la nonna della sorella della zia della mia carissima amica Pina, non lo lascerei per nulla al mondo, non posso fare a meno di lui, come mi conosce lui non mi conosce nessuno, e come mi capisce! Mi fa vedere il bambino tutti i mesi con l'ecografia e mi ha giurato che sarà con me in sala parto, per questo ho scelto proprio l'ospedale dove lavora!"

Poi però quando chiamo (perchè in gravidanza è normale ed umano avere un dubbio, una domanda o anche una preoccupazione), non si ricorda chi io sia, mi chiede di richiamare quando sarà in studio con la mia cartella davanti o mi chiede di chiamare la segretaria per prendere un appuntamento.

 "Ma dottore, sono la signora Rossi, mi ha visitata in studio mercoledì scorso (è venerdì), non si ricorda? Mi ha prescritto quell'esame del sangue, quello che devo bere quella bicchierata dolce e poi aspettare nel centro prelievi e fare quei tre prelievi...mi domandavo, ma tutto quello zucchero, non è che farà male al bambino, vero?"...

Poi però quando alla visita mensile mi sparo un'ecografia ogni volta ...

"Che bello, oggi abbiamo visto il bambino, somiglia tutto a mio marito, però ha il mio naso, menomale, con tutta questa fatica almeno un po mi somiglia!"
"Sai che le evidenze scientifiche raccomandano solo due, massimo tre, ecografie in gravidanza? Sai che l'ecografia scalda e agita il feto? Sai che alcuni studi raccomandano di ridurne i tempi e la frequenza? Sai che attraverso le tue mani sul pancione potresti essere perfettamente in grado di sentire come è messo il bimbo? Dove ha la testina e dove il culetto?"
"Ma dai, non lo sapevo, il gine non mi ha mai detto queste cose!"

Poi però quando vado alla visita mensile un dito in vagina per "sentire un po' il collo" non me lo toglie nessuno...

"Mi ha fatto la visita e ha detto che il collo dell'utero è chiuso, menomale!"
"Come mai, avevi avuto delle contrazioni, delle perdite vaginali diverse dal solito?"
"No, no, sto benissimo!"
"Come mai, allora controllare il collo? Sai che le linee guida raccomandano di evitare la visita vaginale di routine in assenza di indicazioni cliniche? Sai che stimolare il collo può far contrarre l'utero? Sai che attraverso la visita vaginale si possono veicolare batteri al collo dell'utero?"
"Ah, no, non me l'ha mai detto...."

Poi però alla visita mensile ...

"Il gine ha detto che il bimbo è troppo grosso, impossibile partorirlo, mi ha fissato il cesareo, così sono sicura che sarà presente alla nascita e l'attesa non mi snerverà perchè so esattamente quando nascerà!"
"E' nato! 3050 gr!"
"Ma come, non aveva detto che sarebbe stato troppo grosso??? Sai che esiste una formula che a 38 settimane stima con molta precisione il peso del nascituro attraverso la misurazione dell'utero in relazione all'altezza della testa rispetto all'ingresso del bacino?"
"No, non lo sapevo..."

Poi però all'ultima visita...

"Non è detto che sarò presente al parto, perchè in quel periodo ho prenotato le ferie..."
"Ma dottore, io ho scelto quell'ospedale per avere lei in sala parto!"
"Ma signora, in sala parto fanno tutto le ostetriche, a che servo, io?"

Poi però....



Emanuela Rocca


giovedì 23 ottobre 2014

LE MAREE HANNO BISOGNO DI VOI

Esiste una nuova realtà sul territorio genovese, la prima in Liguria, nata dall'entusiasmo e dalla passione di 5 ostetriche libere professioniste e dalla determinazione di una mamma che crede in questo progetto e ne è divenuta parte integrante!



Siamo la Cooperativa Sociale LE MAREE e con noi nasce a Genova la prima CASA MATERNITA'  del territorio ligure, una vera e propria casa, accogliente, calda, familiare, dove ogni Donna, Madre e Famiglia di Genova potranno accedere ad una gamma vastissima e variegata di servizi e corsi in accompagnamento a tutte le tappe della vita come nascita, crescita, sviluppo e crescita del bambino e dell'adolescente, fino alla fase riproduttiva e alla menopausa.

Un unico centro che raccoglie in se ogni riferimento di cui una donna o una famiglia possa aver bisogno, tatticamente posto in zona centrale affinchè sia facilmente accessibile da tutta Genova, in Corso Torino 9/2 con accesso privato da via Smirne.
La casa si divide in due unità: lo spazio dedicato all'accoglienza, ai corsi e agli ambulatori e lo spazio dedicato al parto e/o al post-parto, separate ma collegate tra loro.
Nella prima unità potete trovare:

  • Un accogliente ambulatorio ostetrico dove le 5 ostetriche ruoteranno per accogliere le future mamme durante i bilanci di salute mensili attraverso un percorso di ben-essere e salute verso una nascita sana e consapevole. Ma anche uno spazio per poter ricevere consulenze individuali per quanto riguarda la sfera sessuale e contraccettiva, nonchè sulla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili e sui tumori femminili e sul benessere e la funzionalità del pavimento pelvico ad ogni età.
  • Una sala corsi accogliente ed attrezzata per incontri, corsi e seminari in gruppo, dove si svolgeranno i corsi di accompagnamento alla nascita, i corsi di movimento in gravidanza, i corsi di massaggio infantile, gli incontri tematici dopo parto tra mamme, i corsi di ginnastica per il pavimento pelvico dedicati ad ogni età...e molto altro grazie alla collaborazione in sede con altre figure professionali, tra cui una psicoterapeuta perinatale ed una nutrizionista che proporranno, oltre all'ambulatorio, seminari ed incontri tematici dedicati, ma anche la musica per i più piccini e molto ancora.
  • Un ambulatorio dove settimanalmente altre figure professionali accoglieranno le mamme o i bimbi che necessitano di tale professionalità: un'osteopata specializzata nel trattamento della donna in gravidanza e nel post-partum e dei bimbi fin dalla nascita, una psicoterapeuta perinatale, una nutrizionista e altro ancora...
  • Una sala accoglienza, dove poter scambiare due chiacchiere tra mamme, magari sorseggiando una tisana mentre i bimbi giocano in sicurezza mentre si attende di cominciare un corso o di incontrare un'ostetrica, ma anche e soprattutto uno spazio di ritrovo e confronto.
Nella seconda unità potete trovare:
  • Un'accogliente stanza attrezzata ma informale e calda a cui i futuri genitori potranno accedere per il parto e il post-parto, dotata di un comodo lettone, cuscini, palla da pilates, la vasca gonfiabile, musica e comforts, ma anche strumenti per garantire la sicurezza e il benessere della mamma e del nascituro. La nuova famiglia troverà uno spazio sicuro ma molto vicino alla realtà di casa propria dove trascorrere insieme alle ostetriche il travaglio, il parto e il post-parto, ma dove potrà anche decidere di trascorrere qualche ora o qualche giorno dopo aver partorito in ospedale e chiesto di essere dimessi precocemente rispetto ai protocolli della struttura, trovando assistenza professionale e qualificata totalmente dedicata ad essi, onde favorire il bonding mamma-bimbo e l'inizio dell'allattamento in tutta serenità e rispetto dei tempi individuali.
  • Un bagno con doccia dedicato esclusivamente alla stanza parto.
  • La cucina.
Si tratta di un grande progetto, come ho detto sopra il primo in Liguria, nato anche grazie al modello di altre realtà già presenti sul territorio nazionale, come a Bologna Il Nido o a Varese la Montallegro, La prima luce a Torino e La Via Lattea a Milano.

Come tutti i grandi progetti, anche questo ha bisogno dell'aiuto di tutti coloro che credono in esso, poichè ad oggi non possiamo purtroppo contare su alcun aiuto economico visto che la Sanità Ligure non ne ha al momento la possibilità!

Siamo in piena fase di start-up, quindi nel pieno delle spese come potrete facilmente immaginare: le burocrazie, i lavori di ristrutturazione dell'appartamento, l'affitto, le spese della luce e dell'acqua, l'acquisto delle attrezzature e dell'arredamento che ci aiuteranno a rendere la casa comoda e accogliente...

Contiamo in futuro di accedere a Bandi Europei per ricevere dei fondi, nonchè con l'incremento delle attività all'interno della casa, di poter coprire le varie spese in maniera autoctona. 
Ma per arrivare a tale autonomia, dobbiamo superare questa prima fase iniziale un po' più dura...

Abbiamo bisogno dell'aiuto di chiunque creda in questo progetto!
Ogni donazione, anche minima, sarà preziosa per noi, alleggerirà questo percorso verso il compimento di un progetto veramente innovativo ed unico per la Liguria e per Genova....insomma....
AIUTATECI AD AIUTARVI!!!!

Ecco le coordinate per aiutarci con una donazione:

Le Maree Società Cooperativa Sociale
IT34B0303201401010000001200
conto corrente n. 1200

Noi Maree siamo disponibili a rispondere ad ogni vostra domanda e curiosità alla mail coge.lemaree@gmail.com, recapito che potete adoperare per contattarci per prenotare un corso o una visita!

GRAZIE
GRAZIE
GRAZIE

Emanuela Rocca
Alessandra Parisi
Adele Moncagatta
Elisa Casazza
Teresa-Lin
e
Debora Manunta


giovedì 21 agosto 2014

Via quel dito!!

Che sia una sonda per ultrasuoni sul pancione o il dito guantato in vagina per una visita, tant'è sembra che durante il bilancio di salute mensile in gravidanza il 90% delle future mamme "subisca" un' ingiustificata e immotivata "invasione" del proprio spazio fisico.



La stessa cosa, solo in proporzioni decisamente maggiori, avviene durante il travaglio e il parto.

L'idea per questo spunto di riflessione mi è giunta questa mattina grazie ad una mamma molto sensibile all'argomento che ha lanciato la discussione su un gruppo facebook, chiedendo a cosa servisse la visita vaginale di routine in gravidanza fisiologica.
A nulla! Assolutamente a nulla, ecco la risposta! Al massimo a giustificare la parcella salata alla fine della seduta (spesso durata dai 15 ai 20 minuti netti).

Quante di voi che leggete siete state visitate tutti i mesi per il controllo del collo dell'utero senza che ci fosse una giustificazione clinica a tale pratica (ad esempio un episodio di contrazioni uterine o delle perdite ematiche che suggerissero la modificazione precoce della cervice)?
Secondo me molte di voi, potrei azzardare un buon 90%...

Vediamo che dicono in proposito le Linee Guida Italiane, quelle redatte dall'ISS (Istituto Superiore di Sanità), organo italiano, nel recente 2011.
A pagina 97 potete trovare "Esame della pelvi-Descrizione delle prove", dove viene descritto cosa si intenda per esame della pelvi e quali siano gli studi scientifici a sostegno della successiva raccomandazione, che trovate nella prima metà di pagina 98, ovvero: "L'esame pelvico di routine non è raccomandato come strumento predittivo di nascita pretermine o sproporzione cefalo-pelvica".
Cosa significa in sostanza?
Significa che non è una visita vaginale eseguita di routine e in assenza di indicazioni a predire un aumentato rischio di parto prima del termine o a far supporre che la testa del nascituro sia sproporzionata al bacino materno. Ora interrogate il vostro specialista sulle motivazioni a giustificazione della visita vaginale che esegue routinariamente durante il bilancio di salute mensile in gravidanza: vi risponderà che serve a controllare se il collo dell'utero si sia modificato (e quindi a predire un aumentato rischio di nascita prima del termine di gravidanza)! Eccolo lì!
Addirittura andare a toccare il collo dell'utero attraverso la visita può causare contrazioni uterine e aumento delle infezioni, nonchè dalla 37esima settimana una percentuale tre volte più alta di rottura prematura delle membrane!

Diamo ora un'occhiata alle Linee Guida del NICE (National Institute for Health and Care Excellence), in proposito, pubblicate nell'ottobre del 2011:
Evidence shows that routine digital cervical assessment in the absence of clinical indication in pregnant women is not effective at identifying women at risk of preterm labour and should not be used. Stopping the practice of routine digital examination of the cervix to screen women at risk of pre-term labour, in absence of clinical indication, is likely to improve quality of patient care and result in productivity savings by reducing ineffective clinical practice.
Anche le linee guida inglesi concordano nello sconsigliare la visita vaginale di routine in assenza di indicazioni cliniche....
...quindi....VIA QUEL DITO...
MENO dita
PIU' occhi
PIU' cuore
PIU' ascolto
...da parte dei professionisti sanitari...

PIU' consapevolezza
PIU' ascolto di se
...da parte delle mamme...



martedì 8 luglio 2014

Noi, i figli del "basso contatto"...

"Non ti tenevo mai in braccio, altrimenti poi prendevi il vizio e volevi stare sempre in braccio"

"La sera piangevi anche due ore nella carrozzina e noi riuscivamo a cenare"

"Ti allattavo ogni 4 ore, altrimenti prendevi il seno come un ciuccio"

Purtroppo non sono le citazioni di un libro degli anni '80 sull'accudimento dei bambini , ma tristi e sconcertanti verità applicate con "orgoglio" nella quotidianità di una bimba come me, nata negli anno '80. 
E come me mille altre, ne sono certa.

Non mi sento di essere stata una bimba privata dalle attenzioni e dall'affetto dei genitori, questo no, anzi!
Mia madre ha fatto di noi figlie il fulcro della sua esistenza, ogni sua giornata ruotava attorno a noi, lei era per noi e noi eravamo per lei. Lei ci ha sempre dimostrato affetto e dedizione cieca, attraverso la quotidianità, i gesti, i sacrifici. 
Nella mia infanzia lei ha sempre rappresentato un punto fermo, una pietra miliare.
Ho sempre potuto contare sulla sua presenza, puntuale, rigorosa, incrollabile.
Lei si annullava per noi figlie e per la casa. Non credo si sia mai riservata del tempo per se, qualche coccola, del tempo per lo sport. Ricordo che cominciò a riservarsi del tempo da dedicare al suo sport preferito quando noi eravamo più grandi e più autonome. Ne sono certa poichè lo ricordo distintamente e non come un ricordo sfumato di bimba.

Ciò che invece non ricordo sono le carezze, gli abbracci, i baci.
Ne a noi, ne tra lei e mio padre (mia sorella, più intraprendente, prendeva l'iniziativa, mio padre ogni tanto provava qualche gesto affettuoso ma veniva "scacciato"). 
Ma nemmeno nella sua famiglia di origine. Molto unita, questo sì, ma molto poco affettuosa sul piano fisico.
Ricordo che mio padre o i suoi fratelli avevano un comportamento più affettuoso (si intenda ovviamente in senso positivo, mi raccomando), ma, almeno da parte mia, sempre eluso con fastidio. Ricordo di aver schivato baci e abbracci con senso di fastidio, sempre. Succede se non sei abituato.

E poi i racconti, probabilmente narrati in occasione della mia maternità.
In occasione di un "Non tenerlo troppo in braccio altrimenti vorrà starci sempre" o di un "Non tenerlo così a lungo al seno altrimenti ti usa come ciuccio e non lo stacchi più" o peggio di un "Lascialo piangere così capisce che non deve fare capricci".

Siamo nate con un parto programmato e con la flebo di ossitocina, la mamma a letto e poi sul lettino da parto attaccata ad una flebo.
Siamo state allattate secondo orari molto rigidi e per poco tempo. "Mi raccomando, signora, non prima che siano passate 3-4 ore, la lasci piangere, non le fa mica male!". Sono stata allattata un mese circa. 

Una volta diventata ostetrica e di nuovo mamma mi sono scontrata spesso con preconcetti di questo genere mentre allattavo a richiesta o tenevo il bimbo al seno anche ore di seguito.
Ma avevo per fortuna strumenti abbastanza solidi per controbattere evidenze scientifiche alla mano (comunque lavoro non semplice per una donna che ha appena partorito, intendiamoci, e del tutto evitabile se vogliamo).

Oggi sono una persona che fatica parecchio a donare e ricevere affetto, nel senso più fisico del termine ovviamente (un bacio, un abbraccio, una carezza...) e che elude il contatto fisico di qualsivoglia grado.
Quando incontro una persona non prendo mai l'iniziativa di salutarla baciandola sulle guance (se si parla di persone con le quali sono in confidenza), ma nemmeno porgendo la mano (se si parla di persone con le quali non sono in confidenza). Attendo sempre che siano gli altri a prendere l'iniziativa, talvolta risultando fredda o scortese. Devo sforzarmi per non essere così. E non sempre riesco.
Tra gli amici probabilmente risulto freddina o scostante. In famiglia riesco ad essere più ad alto contatto coi bimbi, ma mano a mano che crescono tale contatto va sciamando. Purtroppo anche con mio marito è così. Con grande sofferenza. Di entrambi.
Infatti mi rendo conto di essere così, desidero con tutta me stessa non essere così, sono affamata di affetto che vorrei dare e ricevere. Desidero gli abbracci e il calore delle persone a cui voglio bene e desidererei essere capace di donarli loro e di essere capace di farlo senza doverci pensare, d'istinto. Invece mi scopro a desiderare di ricevere o di dare un abbraccio e percepire come un burrone che mi separa dal prendere tale iniziativa, un burrone il cui ponte di collegamento tra le due sponde giace spaccato sul fondo. 
Mi percepisco sbagliata verso tale comportamento. Mi pare quasi di invadere lo spazio altrui, di dare fastidio. E quindi non ho la spontaneità di tali gesti affettuosi. Spesso immaginandomi nell'essere più affettiva mi vedo ridicola, come se fossi tornata bambina, una bambina che chiede e che invece sta dando fastidio.

Il mio secondo figlio, settenne, è un bimbo molto richiedente a livello di contatto, abbraccia, bacia, spesso spasmodicamente, talvolta risultando "esagerato", passatemi il termine.
Ho sempre un po' sofferto questo suo comportamento senza comprenderne il motivo.

L'essere ostetrica mi ha regalato gli strumenti per rendere consapevoli le altre mamme dell'importanza dell'alto contatto. Per farle sentire adeguate verso tale istintivo comportamento. Per aiutarle a seguire l'istinto a discapito dei pregiudizi culturali.

Ma mi ha regalato anche gli strumenti per percepire la necessità di un cambiamento profondo a livello personale.
Ho iniziato un percorso, che prevedo lungo, e che per adesso mi ha portata ad elaborare tutto ciò che sto scrivendo, ovvero a comprendere dove origini questa mia sofferenza, senza peraltro farne una colpa alla mia famiglia di origine poichè a sua volta "vittima" di un'educazione a bassissimo contatto. E che mi ha portato a comprendere mio figlio e a comprendere che il senso di sofferenza che provo nei confronti della sua spasmodica ricerca di contatto non è altro che il rispecchiarmi in lui, a rivedermi piccina alla disperata ricerca di contatto ma senza riuscire a chiederlo o vedendomelo negato, forse.
Il mio rapporto con lui è nettamente migliorato, adesso. Riesco a soddisfare il suo bisogno di contatto, che è anche il mio, senza provare più fastidio (e il senso di colpa che ne derivava).

Ma fatico ancora con gli altri, con gli adulti, in primis purtroppo con mio marito. Ma senza che sia qualcosa di specifico nei suoi confronti. Sono cresciuta senza aver mai visto i miei genitori scambiarsi un gesto d'affetto. Spero che il percorso che ho intrapreso mi aiuti a ricostruire il ponte che collega le due sponde del burrone e a darmi gli strumenti per sentirmi adeguata nel mio chiedere, ricevere e donare contatto, ovviamente a partire dalla mia famiglia.

Questa mia storia vuole essere un forte messaggio dedicato a tutte le mamme.
Non abbiate paura di vecchi e obsoleti retaggi culturali che vi invitano a non viziare i vostri figli, a lasciarli piangere, a non prenderli in braccio. Siamo mammiferi, abbiamo bisogno di coccole, carezze, contatto, contenimento. E' un bisogno primario. Impariamo a non sottovalutarlo, mai!!! E fidiamoci del nostro istinto, che difficilmente sbaglia.

Ultimo consiglio: se avete in casa un libro di Estivill o di Tracy Hoggs, fatemi un favore, usatelo per accendere il barbecue questa estate o per fermare un tavolo traballante. Oppure se andate in campeggio vi assicuro che funziona molto bene anche usato come carta igienica!

Un abbraccio (vero) a tutte!
Emanuela