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lunedì 7 ottobre 2013

Le ostetriche e le loro battaglie


immagine tratta da Periodofertile.it

Come ogni professione anche noi ostetriche ci battiamo per migliorare la nostra professione, le nostre condizioni lavorative e per far valere i nostri “diritti”.

Bene.
Fino ad ora la battaglia per la quale abbiamo visto maggior dispiegamento di forze da parte delle ostetriche, a partire dagli Organi Dirigenti, è quella contro le Doule.

Cerchiamo dunque di capire chi è la Doula e cosa fa.

La Doula è una donna con una certa esperienza che accompagna, ascolta e aiuta in maniera molto pratica e nella quotidianità una madre dalla gravidanza fino ai primi mesi di vita col neonato.
La Doula è una donna che ha acquisito delle esperienze di vita che l’hanno portata a desiderare di dare sostegno alle altre donne. Non ha una formazione particolare (alcune nozioni femminili di fondo) ma basa il suo sapere sull’ascolto.
Il suo percorso include l'acquisizione di competenze che abbracciano la capacità di accettazione, di ascolto e di accoglienza di una donna in maniera più costruttiva rispetto al fatto di fornire un mero consiglio alla vista di una madre in apparente difficoltà, anche se costei non ne fa diretta richiesta.
La Doula non fa ciò che compete professionalmente all’Ostetrica, ma il suo percorso esperienziale le permette di comprendere ciò che riguarda il lavoro dell’ostetrica stessa,  per poterla aiutare concretamente durante l’assistenza e l’accompagnamento di una donna prima e dopo il parto.
Questo suo percorso le permette di condividere un “linguaggio” con l’ostetrica al fine di unire forze, energie ed empatia per accompagnare quella madre attraverso il suo percorso verso la maternità.

La formazione che compie la Doula non è paragonabile a quella che compie l’Ostetrica, nessuno lo discute. È proporzionata a quello che è il suo ruolo nell’accompagnamento di una madre e alle sue precipue responsabilità e non pretende di sostituirsi all’Ostetrica! Si tratta infatti di una formazione il cui fine ultimo accomuna Ostetriche e Doule: il bene delle madri, delle coppie mamma/bambino e delle nuove famiglie!

Orbene, facciamo una piccola digressione e torniamo all’introduzione, quando abbiamo parlato delle nostre battaglie per migliorare le condizioni lavorative e far valere i nostri diritti.

Qui di seguito il profilo professionale dell’Ostetrica individuato col D.M n.740 del 14/09/1994 che all’articolo 1 individua la figura dell’Ostetrica, ovvero chi è, quale sia la sua formazione e quali i suoi ambiti di competenza:

·         Art. 1
1. E' individuata la figura dell'ostetrica/o con il seguente profilo: l'ostetrica/o è l'operatore sanitario che, in possesso del diploma universitario abilitante e dell'iscrizione all'albo professionale, assiste e consiglia la donna nel periodo della gravidanza, durante il parto e nel puerperio, conduce e porta a termine parti eutocici con propria responsabilità e presta assistenza al neonato.
2. L'ostetrica/o, per quanto di sua competenza, partecipa:
a) ad interventi di educazione sanitaria e sessuale sia nell'ambito della famiglia che nella comunità;
b) alla preparazione psicoprofilattica al parto;
c) alla preparazione e all'assistenza ad interventi ginecologici;
d) alla prevenzione e all'accertamento dei tumori della sfera genitale femminile;
e) ai programmi di assistenza materna e neonatale.
3. L'ostetrica/o, nel rispetto dell'etica professionale, gestisce, come membro dell'equipe sanitaria, l'intervento assistenziale di propria competenza.
4. L'ostetrica/o contribuisce alla formazione del personale di supporto e concorre direttamente all'aggiornamento relativo al proprio profilo professionale e alla ricerca.
5. L'ostetrica/o è in grado di individuare situazioni potenzialmente patologiche che richiedono intervento medico e di praticare, ove occorra, le relative misure di particolare emergenza.
6. L'ostetrica/o svolge la sua attività in strutture sanitarie, pubbliche o private, in regime di dipendenza o libero-professionale.


Vogliamo offrirvi alcuni spunti, che speriamo saranno motivo di riflessione.

Cominciamo dal punto 1.

“Assiste e consiglia la donna nel periodo della gravidanza”…
Correggeteci se sbagliamo, ma almeno qui in Italia, potremmo dire che solamente una piccola parte delle donne in gravidanza viene assistita dall’ostetrica piuttosto che dal ginecologo (che, lo ricordiamo, in quanto medico è preposto ad intervenire qualora non ci trovassimo più in una situazione di fisiologia). Viene da chiedersi quali siano state le criticità che hanno portato a questa evoluzione: di cosa avevano bisogno le donne che l’ostetricia non ha saputo fornire? Forse che –diciamocelo apertis verbis- le donne hanno tentato di mandare un messaggio che non è stato ascoltato dalle ostetriche? Quante donne riponevano fiducia nelle ostetriche condotte e quanto la scelta obbligatoria di prosecuzione del servizio di assistenza al parto in clinica come dipendenti ASL o solo come libere professioniste, ha fatto sì che le ostetriche interrompessero la loro vita sul territorio a fianco alle donne per andare a lavorare come dipendenti, chiudendosi dietro al muro dell’ospedale?

“(Assiste e consiglia la donna) nel puerperio”…
Immaginiamo che la percentuale delle puerpere assistite da un’ostetrica nel puerperio sia sovrapponibile a quella delle donne assistite dall’ostetrica durante la gravidanza, poiché saranno le stesse che, avendo compiuto il percorso precedente la nascita insieme ad essa, continueranno a fare riferimento a lei anche dopo la nascita.
Quante donne si rivolgono all’ostetrica anche solo per un consiglio nel dopo parto, una volta dimesse dall’ospedale?
Quante donne si rivolgono all’ostetrica per compiere una visita di controllo terminato il periodo del cosiddetto “puerperio”?
Quante, invece, al ginecologo?

“…presta assistenza al neonato”.
Escludendo i parti domiciliari, i parti nei Centri Nascita o nelle Case Maternità (comunque una percentuale ancora piuttosto bassa oggi in Italia), chi si occupa dell’immediata assistenza al neonato in sala parto?
Molte donne possono testimoniare quanto si riempia una sala parto al momento della nascita del bambino, tra le numerose figure presenti non mancano infermiere pediatriche e pediatri…


Andiamo al punto 2.

“Partecipa ad interventi di educazione sanitaria e sessuale sia nell'ambito della famiglia che nella comunità”…
Quante delle figure che conducono incontri nelle scuole, dalla scuola media alla scuola superiore, in materia di educazione sanitaria e sessuale, sono ostetriche?

“Partecipa alla preparazione e all'assistenza ad interventi ginecologici”…

Perlomeno quando si parla di assistenza e strumentazione di interventi ginecologici programmati, non in regime di urgenza o in orario e giorno feriale, chi assiste il medico ginecologo?
L’ostetrica?
O l’infermiere di sala?

“Partecipa alla prevenzione e all'accertamento dei tumori della sfera genitale femminile”…

Vale lo stesso discorso che abbiamo fatto per il punto 1.
Quante donne chiedono la consulenza dell’ostetrica per test di screening quali il Pap-test o la palpazione della mammella per la prevenzione o l’accertamento dei tumori del collo dell’utero o della mammella?

“Partecipa ai programmi di assistenza materna e neonatale”…

Nei giorni della degenza dopo la nascita del bambino, chi si occupa solitamente dell’assistenza alla neomadre per l’allattamento, la medicazione del moncone ombelicale, i test di screening neonatali, la pulizia e il cambio del bebè?
E poi: quante ostetriche che lavorano in reparto hanno la competenza della cura dei neonati e quindi, direttamente, la completa responsabilità della gestione dell’avvio all’allattamento in modo tale da far uscire dall’ospedale una donna e un neonato sereni?

Punto 3.
“L'ostetrica/o, nel rispetto dell'etica professionale, gestisce, come membro dell'equipe sanitaria, l'intervento assistenziale di propria competenza”…
Quest’ultimo punto, alla luce considerazioni compiute fino ad ora, ha l’aspetto di un concetto che non corrisponde alla realtà delle cose.

Andiamo direttamente al punto 5.
“L'ostetrica/o è in grado di individuare situazioni potenzialmente patologiche che richiedono intervento medico e di praticare, ove occorra, le relative misure di particolare emergenza.”
Se così stanno le cose, se un DECRETO MINISTERIALE  sancisce che per formazione e competenze, non solo siamo in grado e siamo preposte all’assistenza nella fisiologia,  ma siamo anche in grado di praticare le misure di emergenza ed eventualmente richiedere l’intervento di un medico qualora la situazione da fisiologica divenisse patologica…perché continuiamo ad essere limitate nella nostra effettiva competenza e nella nostra autonomia professionale pratica?

Terminate queste riflessioni, vorremmo provare a stimolare in chi legge delle conclusioni…

1-     I nostri ambiti professionali vengono rispettati nella pratica quotidiana?
2-     Ci sentiamo rispettate nella nostra autonomia decisionale  e gestionale?
3-     La nostra pratica professionale quotidiana rispecchia ciò che è stato sancito dal Decreto Ministeriale numero 740 del 14 settembre 1994?

E per finire una questione di fondo che dovremmo cominciare a elaborare.

Sempre alla luce delle riflessioni di cui sopra, è poi vero che esiste un capro espiatorio fuori di noi, un colpevole della nostra situazione professionale lavorativa che ci ha figurativamente azzannato alla gola travestendosi prima da pecora e poi da lupo? C’è qualcuno fuori dal nostro ambito che potremmo immolare come un sacrificio umano e che, se venisse istantaneamente eliminato, tutto sarebbe più chiaro e le ostetriche sarebbero professioniste affermate e riconosciute?
Possiamo forse dire che senza le Doule tutto sarebbe rose e fiori?
Crediamo che dobbiamo seriamente rivedere l’oggetto delle nostre battaglie…

Facciamo un inciso. La figura della doula è molto criticata e le ostetriche che si azzardano a difenderla o a informarla vengono tenute d’occhio di modo tale che possano essere colpite da esposti o sospensioni. La politica del terrore, la storia ce lo dice, ha mietuto grandi vittime da parte di chi deteneva il potere, poiché il sentimento umano e la libertà di azione sono quegli aspetti che storicamente e filosoficamente hanno creato poi movimenti sociali che hanno capovolto gli assetti politici. Questi moti rivoluzionari sono stati forti e il loro precipuo carattere era quello di essere bandiera di sentimenti umani come il bisogno di pace. Perché, noi ci chiediamo, le doule non possono essere informate da coloro le quali possono dire loro in quali aspetti una doula può essere d’aiuto all’ostetrica (ospedale o domicilio non importa) e invece ci sono figure come le Mamy-sitter (http://mamysitter.it/) che invece paiono proprio essere formate da ostetriche?

Proseguiamo la digressione attraverso quelli che sono i punti critici della professione ostetrica.

Anzitutto la FORMAZIONE UNIVERSITARIA.

Quante ostetriche possono realmente ritenersi soddisfatte del percorso formativo triennale che ci porta a diventare ostetriche?

Quante si sentono realmente autonome e sicure di sé tanto da intraprendere serenamente la libera professione appena laureate e senza integrare con percorsi formativi aggiuntivi post-laurea?

Quanto delle materie oggetto di lezione universitaria servono realmente nella pratica quotidiana da ostetrica? Quante, invece, paiono più dei progetti formativi che debbono avere un determinato assetto accademico che talvolta lascia dei seri dubbi circa l’effettiva necessità di far parte di un percorso di studi?

Parliamo del tirocinio pratico.
Le ore di tirocinio pratico sono proporzionate in modo da preparare realmente  l’ostetrica all’autonomia professionale?
Le studentesse ostetriche si ritengono soddisfatte della pratica effettuata nei tre anni? Essa ricopre in maniera esaustiva ogni ambito professionale al quale l’ostetrica è preposta?

Passiamo alla formazione post-laurea.

I corsi post-laurea ci sono, alcuni sono molto belli e completi, molto pratici e aggiornati, arricchenti e professionalizzanti.
Vogliamo, però, parlare della spesa che un’ostetrica deve intraprendere per frequentarli (intendendo costo del corso +costo del viaggio+costo del vitto e alloggio)?
Quante giovani ostetriche neolaureate possono accedervi?
Quante ostetriche già “lavoranti” (parlo delle libere professioniste, poiché alle dipendenti solitamente provvede l’azienda sanitaria con corsi gratuiti) subissate da tasse e contributi e magari figli da mantenere possono accedervi?
E i crediti formativi (cosiddetti ECM)? I costi si alzano poiché una cospicua parte del costo del corso va al provider che assegna dei crediti. Viene da pensare, ma aspettiamo che qualcuno confermi o neghi ufficialmente, che dietro la non preparazione universitaria ci sia una sorta di meccanismo economico per il quale poi l’ostetrica deve continuare a spendere, spendere, spendere…
Certo, è nostro preciso dovere aggiornarci costantemente, ma dovrebbe anche essere un diritto, allora, quello di partire con una solida base formativa e non solamente un dovere perché è necessario accaparrarsi dei crediti!

Bene, una volta chiarito questo punto, parliamo della libera professione.
La libera professione potrebbe rappresentare uno sbocco “alternativo” per tutte quelle neolaureate che se la sentano ( e già qui, apriamo il capitolo ‘consapevolezza di sé e della propria professionalità’ che non è in argomento, ma che è strettamente collegato con la formazione universitaria). L’ostetrica possiede autonomia professionale e decisionale. Ha responsabilità medico legali enormi e ambiti della professione che non conosce neppure lontanamente.
La sua professione le consentirebbe di  “spaziare” e proporre assistenza e corsi che abbracciano tutti gli ambiti professionali dell’ostetricia.
Maggior lavoro sui rapporti umani, possibilità di conoscere a fondo le donne e accompagnarle nel tempo.
Grande soddisfazione personale ed umana.
Orari flessibili e cuciti sulle proprie esigenze.
Maggior compatibilità con la famiglia.

Detta così non sembra affatto male, vero?
A parte il fatto che mediamente l’ostetrica neolaureata non se la sente di intraprendere la libera professione poiché la formazione universitaria non la prepara adeguatamente e non si sente sufficientemente sicura, la libera professione è anche:

Il versamento di tasse e contributi che arrivano a superare il 50% di ciò che si incassa.
L’obbligo di iscriversi ad una cassa provvidenziale che prevede un versamento annuo di circa 3200 euro a prescindere che una persona ne abbia incassati 1000 o 10000.
L’impossibilità di lavorare in “Prestazione occasionale” per lo meno all’inizio quando si tratta di avviare l’attività.
L’obbligo di sottoscrivere assicurazioni per la responsabilità civile a cifre spesso sproporzionate a quella che sarà poi la pratica professionale.
L’obbligo di maturare un certo numero (piuttosto alto) di crediti formativi annui (una persona che sta avviando la professione difficilmente può permetterseli, un’altra che già lavora e magari ha famiglia, nemmeno), a costi poco accessibili (il costo, lo ricordiamo, aumenta a causa dei crediti formativi stessi).

Terminate queste riflessioni, torniamo a rivolgere la domanda che un po’ ha dominato questa digressione..
Sono realmente  le Doule il nostro problema?
Vale la pena spendere tutte queste energie e questa rabbia nei confronti di queste donne con le quali condividiamo (o perlomeno dovremmo condividere) l’obiettivo primo della nostra professione? Far stare bene le donne, le mamme, i bambini, le famiglie, le coppie?

Se invece dirigessimo altrimenti tutta la forza e l’impegno, verso altre “battaglie”? Quelle che realmente porterebbero a un miglioramento della nostra professione, delle nostre condizioni lavorative e quindi al miglioramento dei servizi che offriamo?

Non credete che ci guadagneremmo sotto molti aspetti?

Se invece le Doule diventassero delle preziose alleate?


Vi lasciamo con altri tre piccoli spunti di riflessione:

1-Se le ostetriche entrassero a far parte delle formatrici ai corsi per diventare doule, non credete che ci sarebbe maggior controllo su quelli che sono i loro percorsi formativi, su ciò per cui vengono formate, su quale livello di approfondimento di materie ostetriche viene loro offerto?
Si lavorerebbe davvero insieme, anziché contro, e le donne sarebbero davvero le reali utilizzatrici di servizi professionali positivi per tutti coloro che entrerebbero in questo rapporto.

2-Se le Doule venissero riconosciute come figure che stanno accanto alla madre, non credete che verrebbero sottoposte a maggior controllo? Non sarebbe più semplice e immediato, nonché più chiaro, individuare coloro le quali “sforano” oltre le loro competenze?

3-Come credete che venga vista dalle donne, dalle madri, questa battaglia nei confronti di persone che stanno loro vicine, che le ascoltano, che le accompagnano quando non sanno più a chi rivolgersi, che preparano loro un pasto caldo per la famiglia mentre loro allattano il piccolino? Chi ci guadagna agli occhi delle madri in questa battaglia?

Se davvero si desidera il bene della donna e la sua reale Salute (fisica, mentale ed emotiva) tale da andare a far parte attivamente di quelle donne che sono parte attiva della società civile, allora dobbiamo raccoglierci, riflettere e sotterrare qualunque arma: vinceranno l’affetto, la forza, il sostegno reciproco e il rispetto. Purtroppo adesso stiamo solo dimostrando un concetto a noi chiaro da tempo: le donne insieme non portano avanti nessun progetto, sono incapaci di empatia reciproca e perdono tempo a definire quale parte del territorio è loro. Un po’ come le galline. Ma l’unica cosa buona che una gallina fa è l’uovo.

Emanuela e Rachele

martedì 6 novembre 2012

OSTETRICA E DOULA: Insieme...perchè no?

Da Wikipedia:
"La doula è una figura assistenziale non medica e non sanitaria che si occupa del supporto alla donna durante tutto il percorso perinatale, dalla gravidanza al post-partum. È una donna che, forte della sua esperienza personale e della sua preparazione, offre un sostegno su misura, intimo e confidenziale, nel pieno rispetto delle scelte delle persone che si rivolgono a lei.


Le doula che si occupano del supporto al travaglio di parto sono operatrici che si occupano dei bisogni fisici ed emozionali delle donne in travaglio, per agevolarle nel loro percorso. Queste figure non hanno compiti medici o sanitari come controllo del battito cardiaco, o esami vaginali ma piuttosto utilizzano il massaggio, l'aromaterapia, suggeriscono posizioni, e forniscono consigli per favorire la normale progressione del travaglio.
Una doula che si occupi dell'accompagnamento al travaglio, sta accanto alla donna sia che essa voglia partorire nella sua casa, sia che si rechi in ospedale o in una casa maternità, e rimane con lei fino ad alcune ore dopo la nascita. Oltre ad offrire un valido supporto emotivo, le doula lavorano come intermediarie tra quelli che sono i desideri delle partorienti e le esigenze dello staff ostetrico, al fine di ottenere informazioni per la propria assistita, che la rendano in grado di effettuare una scelta consapevole e informata riguardo alle procedure mediche che le vengono proposte.
Una doula offre la propria pazienza e dolcezza ad una donna che è in travaglio, la incoraggia a procedere nel travaglio e le offre appoggio quando sta partorendo.
Le doula che si occupano del periodo del postpartum sono preparate per offrire informazioni alle famiglie, e per sostenere l'allattamento al seno, il riassestamento emozionale e psicologico che avviene nella madre dopo la nascita del bambino, e lavorano sul potenziamento delle abilità dei neogenitori. Possono inoltre aiutare svolgendo piccole faccende domestiche, cucinando e aiutando gli eventuali fratellini ad abituarsi a questa nuova situazione."


immagine tratta da www.doctorsedoulas.it
Io credo che l'appoggiarsi sempre più frequente delle donne alla figura della doula nasca per riempire un "vuoto assistenziale" che esse avvertono come sempre più urgente nel periodo perinatale. 
La doula è una donna che sostiene un'altra donna, sul piano emotivo e in maniera molto pratica.
Per esempio, la donna che pur seguita dall'ostetrica viva la sua gravidanza in continuità dell'assistenza, potrebbe avere bisogno di un aiuto dal punto di vista pratico con altri figli o dal punto di vista emotivo perchè magari appena trasferita da un'altra città o circondata da parenti che non la supportano a sufficienza, oppure dovendosi occupare di un anziano parente...  
 La doula è in grado di fornire quella consequenzialità di appoggio che durante la gravidanza, il parto e la vita col neonato diviene sempre più difficile reperire sia per i ritmi serrati di una routine ospedaliera sia, purtroppo, per la scarsa conoscenza dell'esistenza della figura dell'ostetrica libera professionista...
Non è giusto parlare di "colpa" delle colleghe ospedaliere, perchè gestire contemporaneamente molte donne con esigenze diverse e tutte ugualmente bisognose di cure, sostegno e consigli, sia prima che durante e dopo il parto, è estremamente difficile. 
La quantità del personale ospedaliero è esigua, i turni sono molto spesso massacranti, ma ogni madre ha diritto al suo momento magico e speciale e necessita di sostegno per prendersi cura del proprio bambino e di ricevere l'accudimento che quel preciso momento della vita richiede: è un diritto imprescindibile e, non potendo riceverlo nella misura proporzionale alla necessità, allora viene cercato altrimenti.
Alcune donne preferiscono essere lasciate "sole" in travaglio, per poter sfruttare la magia del silenzio e del raccoglimento, ma altre percepiscono questa "solitudine" come un vuoto, una sensazione di abbandono e smarrimento.
Alcune donne preferiscono concentrarsi su se stesse e su ciò che avviene nel proprio corpo che si apre alla vita e non necessitano di qualcuno che le "guidi" o le consigli su quale sia la posizione più favorevole o su quale sia il movimento migliore per agevolare le forze del travaglio, mentre altre hanno bisogno di sostegno continuo e di essere maggiormente "guidate" o di affidarsi completamente ad una figura di fiducia che le accompagni per mano e con costanza alla gioia della nascita.
Ogni donna è diversa e ogni nascita è diversa, quindi l'aiuto dovrebbe essere personalizzato, ma purtroppo spesso ciò non avviene e sempre più donne cercano qualcuno a cui affidarsi che possa offrire loro questo sostegno "su misura". Qui trova spazio la doula, una donna con una formazione sull'ascolto attivo, sull'allattamento materno (purtroppo molte donne sono circondate da "consigliatori" che non conoscono l'allattamento e spesso "rovinano" l'approccio della puerpera all'allattamento: basta una suocera o una madre che non ha allattato e gli sforzi della puerpera sono vani) alla quale affidarsi in maniera continuativa anche solo per la gestione famigliare. La doula non ha nè le competenze nè la presunzione di compiere valutazioni, diagnosi o prescrivere rimedi riguardo l'andamento della gravidanza come invece fa l'ostetrica, così come di visitarla in travaglio o di assisterla nella nascita o nei controlli post-parto.
Qualcuno potrebbe obbiettare che l'assistenza dell'ostetrica non si limita a questo, e che la doula "ricalchi" la figura dell'ostetrica nelle attività sovra menzionate: potrei anche essere d'accordo, ma allora è necessario chiedersi come mai tante donne chiamano una doula.

Il motivo per il quale tante giovani neolaureate prendono la strada della libera professione è spesso dovuto alla carenza di lavoro che in tutti gli ambiti ora come ora c'è e spesso non ne hanno sufficiente esperienza poichè il percorso universitario non prevede ancora una formazione sul "campo domiciliare".  Ovviamente la donna capisce  che la formazione o l'esperienza sono ridotte, e preferisce, comprensibilmente, rivolgersi ad una persona "di età" e più facilmente si rivolge alla doula...
Io credo, però, che la Doula e l'Ostetrica, insieme, possano completarsi a vicenda e offrire alle donne un'assistenza stabile, lineare, armonica.
 Unire le forze di entrambe e collaborare insieme per il bene delle donne è sempre più costruttivo piuttosto che l'offensiva reciproca, che comunque non porta mai da nessuna parte.
Negare l'esistenza della doula e la necessità del bisogno di sostegno della donna equivale a mettere la testa nella sabbia.
Personalmente conosco ostetriche che collaborano serenamente con le doule e ognuna compie il suo percorso professionale, ma insieme si arricchiscono a vicenda per crescere professionalmente, completarsi e offrire alla donna che assistono ciò che essa realmente si merita!


 immagine gentilmente concessa 
dall'Associazione Nascere Bene Ticino - 
www.nascerebene.ch

Mi auguro che in futuro sempre più ostetriche si aprano al dialogo con le doule e sogno una tavola rotonda dove ci riuniremo tutte insieme per confrontarci sui rispettivi ruoli e le possibili interazioni tra di noi...sempre tenendo presente l'obiettivo comune...il bene delle donne di qualsiasi età!
Emanuela Rocca
Rachele Sagramoso